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Aprire la mente e il cuore

La vuoi sentire la mia idea?

Io non sono nessuno.Non ho credenziali per esprimere opinioni.

Non ho neanche il prosciutto sugli occhi. Le cose storte le vedo.

Ho anche un’età tale da permettermi di parlare degli ultimi cinquant’anni. Ci sono stati cambiamenti – notevoli. Molte cose che si fanno oggi, stavano bene cinquant’anni fa. Oggi mi sembrano da museo. Ci sono persone che s’indignano e che danno di machete.

E hanno le loro ragioni. Io non sono di queste. Lo sono stato, tanti anni fa che sembra un secolo. La vita è forse fatta di capitoli. Differenti.

Quello che ho sotto gli occhi è un tempo più breve. Ma significativo.

È stato il tempo della cura di sé. La gente si è scoperta malata di civiltà industriale.

Ed è arrivato l’Oriente e la Spiritualità.

È diventato subito anche un business. Lo vogliono i tempi.

Ma, comunque, la gente ha ripreso a curarsi. Non solo il corpo, ma corpo e anima. L’ecologia ha raggiunto le vite individuali. Il nocciolo dell’ecologia è diventata la mente, o meglio: l’anima.

Era necessario.

È ancora necessario. Corriamo sempre e non gustiamo nulla. Lavoriamo in continuazione e non sappiamo perché. Facciamo sesso e non sappiamo l’amore. Lottiamo contro e ci siamo dimenticati per cosa lavoriamo.

La cura è questa: ritrovare l’anima, andare più adagio e acquistare consapevolezza. Sono cose interiori. Le fanno gli individui. C’è nell’aria un richiamo – lo Spirito del Tempo. Noi lo seguiamo.

Ma non si tratta di aggregarsi, di appartenere, di professare qualche credo o qualche manifesto. Si tratta semplicemente di ritrovare dentro di noi la sorgente della vita e il gusto di vivere. L’esito della cura è: Io esisto. Ora sto bene. Ora non ho bisogno di dipendere. Ora ho energia e immaginazione. È l’epoca della cura di sé. Ma, una volta ottenuti dei risultati nella cura di sé, subito, del tutto naturalmente, veniamo a sapere che non siamo delle isole. Una volta recuperata la mente e il cuore, sentiamo che queste si aprono alla vita intera, alla società, agli altri.

Altrimenti si rimane nel cuore della malattia. L’individualismo cieco è la struttura portante della malattia. Gli io che emergono alla salute vogliono, immediatamente, essere alberi da frutta. Arricchire e nutrire il mondo. Fanno i loro frutti per felicità e la loro gioia riceve slancio dal sapere che di tali frutti altri si nutrono.

Un uomo e una donna che hanno recuperato la salute si occupano degli altri, si domandano cosa possono fare per la vita, per la società. E sanno che in questo uscire dal proprio perimetro c’è la pienezza del loro io.

Queste persone nuove, o rinate, non perdono tempo a dare di machete, non perdono tempo a legiferare su ciò che si dovrebbe. Semplicemente fanno. Creano e iniettano nel loro ambiente le loro creazioni migliori. Sono dei miglioratori del mondo, creativi e positivi, non dei Savonarola, non dei Legislatori.

Sono dei creativi.

E.Guarini